Nicola è un giovane barbiere con un’idea molto precisa in testa: aprire un posto suo. Un negozio che parli di lui, del suo gusto e del suo modo di lavorare.
Quando arriva da noi, il nome c’è già: Barberia Anarchica. E, diciamolo, aveva già fatto metà del lavoro. Dentro quel nome c’era tutto: la voglia di rompere un po’ le righe e costruire una barberia urban, ruvida, volutamente poco pettinata. Servizio di alto livello, ambiente decisamente meno composto.
Noi dovevamo trasformare quell’attitudine in un’immagine riconoscibile: logo, identità coordinata e una campagna teaser che facesse parlare dell’apertura prima ancora di svelare cosa stesse per aprire.
Il logo
Il logo parte da un’immagine molto diretta: un pugno alzato che stringe un rasoio da barbiere. Il gesto richiama la protesta, i manifesti politici e la controcultura; il rasoio lo riporta subito al mestiere di barbiere. La costruzione grafica guarda ai poster di propaganda e alla stampa serigrafica: raggi netti, campiture rosso mattone, beige e nero, linee nette. Il lettering è consumato e irregolare, con quell’aspetto da stampa imperfetta che funziona bene con tutto il resto. Il risultato è un marchio forte, leggibile e difficile da confondere con quello di un’altra barberia. Prima ancora di leggere il nome, si capisce già il tono del posto.
Il logo parte da un’immagine molto diretta: un pugno alzato che stringe un rasoio da barbiere. Il gesto richiama la protesta, i manifesti politici e la controcultura; il rasoio lo riporta subito al mestiere di barbiere. La costruzione grafica guarda ai poster di propaganda e alla stampa serigrafica: raggi netti, campiture rosso mattone, beige e nero, linee nette. Il lettering è consumato e irregolare, con quell’aspetto da stampa imperfetta che funziona bene con tutto il resto. Il risultato è un marchio forte, leggibile e difficile da confondere con quello di un’altra barberia. Prima ancora di leggere il nome, si capisce già il tono del posto.
La campagna teaser: “Dacci un taglio”
Nelle settimane prima dell’apertura abbiamo scelto di spiegare pochissimo. Abbiamo iniziato con un’attività di guerrilla marketing fatta di indizi, affissioni e parecchia curiosità. Per la vetrina siamo partiti da un archivio storico di quotidiani italiani degli anni Sessanta, tra cronaca, costume e cultura. Ne abbiamo stampate decine di pagine e le abbiamo usate per coprire completamente il locale. Sopra, enorme, una scritta: “Dacci un taglio — Coming Soon”. Il gioco era tutto lì: il taglio del barbiere e quello, più figurato, con le convenzioni e con il già visto. Poi siamo usciti per strada. Le affissioni sembravano pubblicità vere di attività completamente inventate: un parrucchiere, una pizzeria, perfino una fabbrica di coltellini svizzeri. Tutte legate, in qualche modo, al concetto di taglio. Al centro la grafica sembrava strappata e sotto compariva il vero messaggio: “Coming soon dal 31 maggio”. Nessuna spiegazione. Quanto bastava per far partire le domande. A dieci giorni dall’inaugurazione abbiamo finalmente svelato il progetto. Era una barberia. Anche nella fase reveal abbiamo mantenuto lo stesso linguaggio visivo: strappi, sovrapposizioni e manifesti che sembravano attaccati uno sopra l’altro. A quel punto era già diventato il linguaggio di Barberia Anarchica.
Nelle settimane prima dell’apertura abbiamo scelto di spiegare pochissimo. Abbiamo iniziato con un’attività di guerrilla marketing fatta di indizi, affissioni e parecchia curiosità. Per la vetrina siamo partiti da un archivio storico di quotidiani italiani degli anni Sessanta, tra cronaca, costume e cultura. Ne abbiamo stampate decine di pagine e le abbiamo usate per coprire completamente il locale. Sopra, enorme, una scritta: “Dacci un taglio — Coming Soon”. Il gioco era tutto lì: il taglio del barbiere e quello, più figurato, con le convenzioni e con il già visto. Poi siamo usciti per strada. Le affissioni sembravano pubblicità vere di attività completamente inventate: un parrucchiere, una pizzeria, perfino una fabbrica di coltellini svizzeri. Tutte legate, in qualche modo, al concetto di taglio. Al centro la grafica sembrava strappata e sotto compariva il vero messaggio: “Coming soon dal 31 maggio”. Nessuna spiegazione. Quanto bastava per far partire le domande. A dieci giorni dall’inaugurazione abbiamo finalmente svelato il progetto. Era una barberia. Anche nella fase reveal abbiamo mantenuto lo stesso linguaggio visivo: strappi, sovrapposizioni e manifesti che sembravano attaccati uno sopra l’altro. A quel punto era già diventato il linguaggio di Barberia Anarchica.
I supporti e il materiale marketing realizzati da noi